venerdì , 17 Settembre 2021

Abilitati o disabilitati?

Cercare chiarezza in quelle cose che chiare non sono mi rende non dico felice ma sereno. Ragion per cui con stima e rispetto verso qualsiasi persona tirata in causa permettetemi di esprimere un mio PERSONALISSIMO pensiero. Purtroppo nel nostro sport non esistono talk-show dove cercare un confronto e magari chiarire aspetti e situazioni che di chiaro hanno ben poco, per questo dobbiamo ricorrere ai pochi mezzi che ci restano.
Bandiera rossa Rally
Partiamo dall’ABC, o meglio da una semplice norma che troverete nell’Art.3.3 N.S.11 del nostro “caro” annuario ACI-CSAI. Vi velocizzo le cose: “Per condurre le vetture ( WRC-Super2000-R5-K11) oltre alla licenza C/R internazionale o C Senior, è necessario avere superato un test di abilitazione”. Bene anzi benissimo! Pienamente d’accordo, perché? Beh facile! Con le auto, soprattutto se da competizione, non si scherza, ragion per cui pilotare vetture estremamente competitive quanto pericolose, richiede consapevolezza di quello che si sta per fare oltre ad una certa competenza nel farlo. Ciò non vuol dire che basta essere bravi e veloci per far parte degli “abilitati”, si può essere anche piloti mediocri sotto aspetti di classifica ma validi dal punto di vista professionale.

C’è un però! Poniamo un esempio. Come la predereste se un professore di matematica non conoscesse le tabelline? In primis ridendo è vero! Però poi direste, beh mi sa che quell’uomo non può essere abilitato a svolgere il lavoro di professore. Sorvoliamo sul fatto che siamo in Italia, e che quel professore sarebbe poi diventato preside dell’intera scuola.

Ecco, questo è un semplice esempio che fa anche da premessa al resto del nostro discorso. Come la prendereste se un pilota, per giunta possessore dell’abilitazione di cui sopra, non conoscesse il significato delle bandiere? Ovvero i primi, se non gli unici strumenti con i quali chi è fuori dalla prova può comunicare con chi è dentro. Perché purtroppo comunicare a gesti o con il solo labiale è un qualcosa alquanto complesso da decifrare mentre si “sfreccia” lungo una prova speciale.

Io la prenderei male e non poco, sì perché ad una bandiera rossa sventolata con foga ci si ferma e basta. Ci si ferma e basta! Senza se e senza ma, l’autogestione non serve, i classici “io pensavo che…” sono inadeguati, perché in quel momento c’è qualcosa di più importante a cui pensare, un qualcosa che nel 100% dei casi va ben oltre una semplice classifica. Fermarsi non significa rallentare, in quel caso il colore della bandiera sarebbe stato nettamente diverso, fermarsi affinché l’ingresso dei soccorsi sia realmente il più immediato possibile e non si debba attendere il transito delle vetture, in quelle situazioni ogni secondo è determinante. Ci si ferma e si chiede cosa sia successo e poi magari, qualora ci siano le condizioni, ci si reca sul posto perché una mano in più non fa mai male. Continuare a percorrere la prova, non permette al direttore di gara di autorizzare l’ingresso dei soccorsi, perché si innescherebbe un’altra situazione di pericolo, e ci sono molti esempi concreti anche su questo. Non concentriamoci sul singolo episodio, chi presta soccorso sa che esistono un’infinità di fattispecie a rischio, può esservi un grave impatto, così come un incendio, un malore e mille altre cose. La tempistica d’intervento gioca un ruolo fondamentale, sempre o quasi.

Lo sventolamento della bandiera rossa è la misura di sicurezza nel motorsport più antica che esista, la più semplice, la più pratica e la meno costosa. Oggi strumentalizziamo fin troppo la sicurezza, ne facciamo un simbolo sul quale fondare il cambiamento e l’introduzione di nuove tecnologie, però se pecchiamo sulle basi elementari allora a nulla serve tutto il resto, a nulla serve essere quelli “abilitati”.

Alfonso De Pierro

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